Qui troverete uno scorcio di Cleulis risalente al 1813. Una ricerca che riporta – col minor grado di approssimazione possibile – la casa di origine delle casate cleuliane. In allegato all’immagine della mappa troverete sia i proprietari alla data 1813 (periodo della mappa, chiamato anche napoleonico o del Regno d’Italia dal 1806 al 1813) ma anche quelli (spesse volte gli stessi) risalenti al periodo successivo (Regno Lombardo Veneto sotto la dominazione austriaca 1814-1866). I nostri lettori vedranno solamente una mappa e una serie di nomi ma mi sento di avvisarli che le due pagine seguenti sono frutto di decenni di notifiche, denunce, misurazioni, mappature che portarono alla formazione di quello che comunemente viene definito catasto. Ricordiamo che non sempre il possessore di un immobile lo abitava, spesso aveva “prestato” o “affittato” la casa a qualcun altro, per non parlare pure degli errori incorsi in fase di trascrizione (testimoniati dalle lamentele rinvenute in numerosi documenti, per cui tutti i dati qui riportati non sono da intendersi in maniera scientifica anche se – ci auguriamo – di averli verificati abbastanza per avvicinarli alla verità.

mappe famiglie

Legenda mappa

Il controllo incrociato delle carte ci ha permesso pure di ricostruire la vita e le traversie di alcuni personaggi, di comprendere la formazione di alcuni soprannomi di famiglia, di scoprirne altri persisi nello scorrere del tempo (Nutul, Vanzat, Zine, Picin, etc) e pure stupirci di come alcuni di questi abbiano fatti giri strani passando da un cognome all’altro (Pantiani, Ninai). Di seguito lo schema riassuntivo di tutti i soprannomi di famiglia presenti a Cleulis.

genealogia tagliata

Due note sulla formazione del catasto. A partire dalla fine del ‘700 il governo austriaco mise in opera una complessa macchina burocratica al fine di introdurre anche nelle Venezie un catasto di tipo moderno, che permettesse un’equa ripartizione tributaria e l’eliminazione di antichi privilegi, ponendo fine al disordine che regnava nei vecchi estimi.

Non fu certo un parto indolore per la nostra zona, stante che «la Carnia e molte altre località non solo erano esentate dall’imposta fondiaria, ma anche dall’accertamento catasticale1». Provate dunque ad immaginare le resistenze che ci furono alla prima raccolta di dati indetta dal governo austriaco nelle nostre terre (decreto 14.01.1805), mirante a ottenere l’accertamento delle proprietà e la quantità e qualità dei terreni, la Carnia intera chiese l’esenzione dalle notifiche accampando antichi privilegi (naturalmente senza successo!).

In sintesi l’operazione prevedeva una prima raccolta denominata “Censo provvisorio”, che era costituito dall’insieme delle denunce che ogni singolo proprietario era tenuto a rilasciare alla “Commissione principale per il censo”. Nel Dipartimento di Passariano si susseguirono diverse campagne censuarie dal 1807 al 1811. Un’operazione che richiese non pochi sforzi data la riluttanza e l’aperta ostilità dei proprietari a dichiarare i propri possessi, nel timore che la nuova riforma fiscale comportasse oneri fiscali più pesanti (rideterminazione della prediale). Né il nostro Comune si discostò dal sentire popolare, datosi che il 18 ottobre 1811 ricevette pure esso un tiratina d’orecchi dal vice-Prefetto del Distretto che lo sollecitava a consegnare le notifiche dei caseggiati.

Il malumore, la raccolta approssimativa e gli errori compiuti in questa prima fase emergono chiaramente pure dalla documentazione degli anni successivi in cui (tra le tante) spiccano le controversie sorte tra Paluzza e Timau (lettere anno 1812 e anno 1813) per le presunte errate confinazioni tra i due Comuni e quella sorta tra il Comune di Paluzza e i privati di Cleulis riguardo al possesso della proprietà del bosco del  monte Val Castellana. Tutte questioni che sarà interessante affrontare un’altra volta.  

La caduta del governo austriaco e l’avvento delle truppe francesi non fermò la raccolta (seppur imprecisa e sommaria) delle notifiche ma anzi fu confermata dal Decreto del 1807 con cui i “francesi” dettero avvio (sfruttando la parte dei dati già raccolti dagli austriaci) alla formazione del catasto geometrico particellare con la stesura delle prime mappe e relativi sommarioni. A questo punto era necessario andare sul campo e a tale scopo venne prescritto che «i periti del censo si porteranno in ciascun comune colla mappa e il sommarione che li riguardano» a verificare, stimare, controllare i dati raccolti. Al Comune spettava pagare il vitto e l’alloggio al geometra, nonché provvedere ad assegnargli un assistente comunale (per Cleulis tal Bulcone Puntel). Pure in questo caso le missive ritrovate (fine 1811) ci narrano di un rapporto difficile non solo tra gli abitanti e il geometra (spesso colpevole di confinare “malamente”), ma pure tra il Comune e lo stesso. Il geometra, tal Cordenonsi (aiutante del geometra censuario Manzini) si lamenta dell’alloggio avuto nella frazione di Timau presso tal Tomaso Primus.

Fu un lavoro immenso, di decenni, e pur tuttavia giunse a una conclusione

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La documentazione è desunta dall’Archivio Comunale di Paluzza, Archivio di Stato di Udine, Archivio Parrocchiale di Cleulis

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