Di seguito troverete una scelta dei progetti di opere pubbliche eseguite a Cleulis a partire dai primi anni del secolo (Archivio Comunale di Paluzza).

L’acquedotto

Laipacco si serviva del torrente Bût, che scendeva da Timau inquinato, i borghi di Cleulis e Placcis si servivano dell’aip nei pressi dell’attuale lavatoio a Cleulis. Sino a che si diffuse nei borghi del paese la febbre tifoidea, che spedì diversi al camposanto […]  Tutta la gente del paese (uomini e donne) era in azione [per la costruzione dell’acquedotto, n.d.c.]. si scavavano le trincee per posare i tubi dal Bosc Bandît sino giù a Placis e Laipacco. Uomini e donne portavano i tubi, su lungo le trincee, ed altri materiali occorrenti per la posa dei tubi stessi”. [da una lettera di Ferdinando Primus “Crovat” – febbraio 1972]

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fontanon

La strada nova (strada di accesso a Cleulis)

“È imminente il franamento dell’attuale strada in cima al Pecol. Ogni riparo in detta località è inutile […] detta strada è pericolosissima. Nel luglio 1903 per un sasso staccatosi sopra la strada fu colpito un bambino di Majeron Giovanni Nin rimase morto all’istante.  [stralcio dall’istanza dei frazionisti di Cleulis al Comune per la costruzione di una nuova strada di accesso all’abitato  –  27 dicembre 1911 – Archivio Comunale]

Il progetto della Strada Nova di Cleulis ebbe un iter che si può paragonare alla costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria di oggi. Il procedimento, partito agli inizi del ‘900, voluto e chiesto con numerose lettere dalla popolazione, terminerà solamente nel secondo dopoguerra. La discussione verteva in particolar modo sui progetti presentati: il primo aveva un percorso molto più lento, tanto che andava a congiungersi con la strada di Cjivilugn, il secondo è stato quello poi realizzato. I lavori furono accompagnati da tutto uno strascico di polemiche (testimoniato da diverse lettere) massimamente sull’esproprio di terreni ai privati (in particolar modo sul prezzo di stima considerato troppo basso) e sull’accentuata pendenza della strada. La sua larghezza verrà portata a 5 metri nel 1970.

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Don Carlo Primus nell’estate del 1978 scrisse: “La strada Nova ora è quasi una signora strada. di quasi perché è rimasta con quel suo difettaccio della troppa pendenza. Abbiamo dunque il nostro asfalto. Camminiamo e corriamo sul tappeto da Pacai a Cleulis”.

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Allargamento strada per Placcis

“Un altro lavoro ben fatto è stato quello della demolizione dei due decrepiti stavoli che facevano poco bella mostra di sé dirimpetto alla chiesa. la loro scomparsa ha fatto cambiare completamente prospettiva al paesaggio senza contare il grande beneficio della strada”.

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Il ponte di Laipacco

“Su quel ponte passarono centinaia e centinaia di generazioni portando nel cuore le loro gioie e i loro dolori, le loro speranze e le loro delusioni, il loro sorriso e le loro lacrime, il loro presente e il loro futuro”.

“L’attuale ponte di legno misura la luce di metri 15.00 e la larghezza di metri 2.00 che vengono pure conservate nel progetto in presentazione […]” [stralcio della relazione dell’ing. Calligaris per la ricostruzione del ponte di Cleulis  – 16 marzo 1906 – Archivio Comunale]

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IlPuint

Sistemazione argini torrente Moscardo (il Rivat)

Lunga è stata (ed è tuttora) la battaglia contro l’acqua del torrente che, un tempo, puntuale come le maledizioni, inondava l’attuale zona Muse. Numerosi i rivi d’acqua che fino alla fine degli anni Quaranta scorrevano ta Gleria, il più grande nei pressi dell’attuale plesso scolastico. L’ultima grande alluvione risale agli anni Ottanta, quando l’acqua spostò come un fuscello il ponte Bailey. Agli anni Venti risalgono i primi veri interventi sugli argini del Rio per tentare di contenerne la violenza. In realtà gli anziani del paese raccontavano che il vero pericolo era sempre stato l’altro torrente, Rio dai Cenglarins, che scorre parallelo al Rivat ma più a sud.

Nonostante le grandi opere e le migliorie fatte sul torrente, tutti si augurano che il dannato Silverio abbia scontato la sua pena e abbia potuto entrare nell’aldilà, lasciando in pace chi vive nell’aldiquà e che l’antico detto “cento anni, cento mesi l’acqua torna ai suoi paesi” venga sempre disatteso.

La saggezza popolare vuole che in caso di forti piogge, in luna crescente l’acqua straripi, mentre in calante eroda gli argini.

Facciamo presente che tanta della documentazione inerente il ponte si trova presso il Ministero della Difesa.

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ponte moscardo

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