Ch’a vadi, ch’a vadi chesta biela cidulina in onôr di…

Con questa particolare espressione a Cleulis si dà inizio al lancio das cidulas. Il grido ha pure una sua specifica intonazione, che cambia di paese in paese. La tradizione del lancio delle rotelle infuocate si perde nella notte dei tempi; da eminenti studiosi è stato supposto che essa sia stata trasmessa dal popolo celtico oppure da un rituale pagano dedicato al “dio del fuoco” o al solstizio di primavera per propiziarsi il risveglio della natura. Nella memoria paesana si è conservato il ricordo che tale lancio fosse ripetuto in due serate: alla vigilia e nel giorno di san Giuseppe, cioè il diciannove marzo.

Alla vigilia venivano lanciate le cosiddette cidulas matas, cioè false. A queste, infatti, veniva abbinata una formula che univa coppie incompatibili o di fantasia. Talvolta queste rotelle erano marcatamente irriverenti, con lo scopo preciso di suscitare ilarità. Invece la sera di san Giuseppe venivano lanciate quelle “vere” e queste coinvolgevano tutti, dai più grandi ai più piccoli ed era un evento atteso da un anno all’altro.

cidulesAll’allestimento della serata contribuivano tutti; i più anziani avevano il compito di fabbricare le rotelle di legno (di forma rettangolare con un buco al centro), ai coscritti spettava predisporre la lista che prevedeva gli abbinamenti di coppie vere o presunte e su di esse ideare le rime più adatte a decantarne lodi o magagne in maniera sobria e augurale. Il pronostico era affidato alla traiettoria che la rotella compiva nel cielo, se essa disegnava un arco lungo e luminoso, allora la previsione era positiva, al contrario se qualcosa andava storto e questa non partiva, allora tutti gridavano “a è lada sot da bancja” e le previsioni erano infauste. Da tutto ciò si comprende come la scelta del “lanciatore” avesse la sua importanza.

Un ruolo rilevante veniva assegnato anche ai più piccoli, che dovevano provvedere a raccogliere le ramaglie per alimentare il grande falò. Compito certamente importante e anche abbastanza difficile e faticoso, stante la problematicità nel reperire la materia prima che un tempo era l’unico combustibile per i propri focolari. Per procurarsele si capitava che si rubassero sia le sterpaglie che faticosamente venivano accumulate d’autunno per integrare il pasto delle capre durante l’inverno e i bastoni di sostegno per i fagioli, salvo poi, se scoperti, essere castigati.

Il lancio avveniva in una radura sull’altura che sovrasta il borgo di Cleulis, ossia il Cuel das Cidulas. Quella sera tutto il paese si riuniva nelle corti, sui ballatoi, si affacciava alle finestre e sottolineava la traiettoria con fragorose risate o mormorii sommessi. Frotte di bambini invece si sparpagliavano per i prati limitrofi a raccogliere le cidulas ormai spente e fare poi a gara a chi ne aveva di più.

Intorno agli anni ‘60 questa tradizione ebbe un periodo di stallo, salvo poi riprendere grazie all’iniziativa del Circolo Culturale Ricreativo di Cleulis con qualche mutamento dovuta al trascorrere del tempo. Ora, oltre al Circolo, l’Associazione dei “Giovins Cjanterins” insieme ad altre associazioni del paese, provvedono al mantener viva la tradizione.

Il lancio delle rotelle infuocate non è prerogativa solo di Cleulis, ma è presente nella maggior parte dei paesi carnici, anche se con un calendario differente e altre modalità di esecuzione del lancio.

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Leggi la descrizione che ne fa don Celso Morassi: Las Cidulas

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