Racconto storico concernente la statua della Madonna di Consolazione

di Ferdinando Primus Crovat

Correva l’anno 1905 e mio padre Primus Giobatta Crovatut, di professione muratore, era emigrato con una squadra di operai cleuliani in un paese dell’Allgau, Baviera del Sud, chiamato Weiler. Mio padre era un tipo gioviale e tanto umoristico. Egli si faceva benvolere da tutti ed era stimato ovunque. Sapeva interpretare i disegni di costruzione e gli architetti e gli ingegneri tedeschi lo volevano come “polier”. Un giorno il capomastro di Weiler invitò mio padre alla chiesa cattolica del paese ove egli aveva un appuntamento con un architetto. Alla riunione parteciparono oltre al capomastro, a mio padre e all’architetto, anche il parroco e i fabbricieri. Fu così che l’architetto puntò l’indice verso la cella campanaria dell’alta torre per indicare a mio padre le riparazioni e l’intonaco in cemento da farsi per rinforzare la costruzione. Mio padre lasciò dire e poi rivolto all’architetto promise di eseguire il lavoro, a patto che il campanile venisse piegato giù sino a terra. Tutti gli astanti scoppiarono in una grande risata. E tutti ridevano quando la voce si diffuse in paese. Comunque il lavoro venne eseguito da mio padre coi suoi operai. Nel corso delle operazioni, passando attraverso il solaio della chiesa, mio padre vide la bella statua della Madonna in un angolo in balia dei ragni. Il mio genitore, uomo di fede granitica e devotissimo alla Vergine, chiese al parroco di vendergli quella statua. Il parroco gli rispose che non gliela vendeva, ma che invece gliela regalava. Senza perder tempo la statua venne imballata ed inviata a Mauthen (Muda) presso il ristorante Zoklar. Per incarico di mia madre la Perareta (Puntel Giovanna Jacuniti), portò l’imballo sul gerlo da Muda sino in Laipacco, alla casa di mio nonno Picot ove noi, a quel tempo, abitavamo. Ricordo ancor oggi come la Perareta depose il gerlo sulla panca da cort, per poi sedersi a riposare e asciugarsi i sudori. Liberata dall’involucro la statua venne posta sul forno da pane nella cosiddetta stua di mio nonno Picot in Laipacco, ove rimase circa tre mesi. La statua venne poi portata a Paluzza nello studio di un pittore per essere restaurata. Nel contempo Pre’ Florio aveva già espletate tutte le pratiche per ottenere il permesso dell’Arcivescovo di istituire la bella festa della Madonna il 21 novembre sotto il titolo di “Regina Consolationis” (al secolo Madonna di Crovatut). madonna3Nella prima decade di novembre il pittore aveva ultimato il suo lavoro e la statua lignea della Madonna era pronta per essere portata a Cleulis. Pre’ Florio formò un comitato per le preparazioni di ricevimento e della festa in onore della Madre di Dio. Il comitato si mise in contatto con Timau per ottenere a prestito i mortaretti che insieme a quelli di Cleulis formarono un bel numero. I timavesi si offrirono anche di recarsi in processione ad incontrare la Madonna lungo il Moscardo, e così fecero. E venne la tanto attesa giornata. La popolazione di Cleulis si riversò a Paluzza coi gonfaloni. Quattro robusti giovani indossanti una tonaca blu, erano tra i primi nella Chiesa di Santa Maria, pronti per sollevare la Madonna, già sulla portantina, e portarla a Cleulis. Dei quattro ne ricordo tre: Toni da Pineta, Bazili da Clooma e Giovanni Re. Vi erano poi altri di rincalzo. Ricordo Rico da Savorin, Pauliti dal Re, il Voch e altri. La statua venne benedetta dal Pievano di Paluzza e poi, subito, si formò la processione che si snodò, lunghissima, anche perché molti di Paluzza vollero accompagnarci sino al Moscardo, cioè sino al punto ove veniva a congiungersi a noi la processione di Timau. Tutte le campane di Paluzza ci accompagnarono coi componons, mentre i canti liturgici salivano solenni al cielo. Commovente il passaggio della Madonna, salutata con tanto entusiasmo dalle giovani cleuliane che cantavano le litanie a Lei dedicate, intercalando ad ogni passo l’invocazione: «Regina Consolationis, ora pro nobis!». Molta gente piangeva!

A metà Moscardo, giunse ad incontrarci una lunga processione di Timau con stendardi e gonfaloni. La processioni di Paluzza, quindi, si congedò da noi e tornò indietro. Quando il lungo corteo giunse all’altezza del Salet, ecco le piccole campane di Cleulis sciogliersi nei loro caratteristici componons, a due, per salutare la Vergine. Timau, con le sue belle campane, completò il concerto dei sacri bronzi. Maieron Osvaldo (padre di Simone, detto Cech vecjo, sempre addetto allo sparo dei mortaretti) fece rintronare la valle con le sue scariche di mortaretti a catena. La gioventù aveva eretto diversi archi di trionfo; il primo era ove la strada di Cleulis si snoda dallo Stradon. Ricordo molto bene il cartello con la scritta: «Ave Regina Consolationis! Ben venga tra noi la Madre di Gesù». E fu a quel punto che la processione di Timau si congedò dalla nostra, continuando la sua strada verso il suo paese. Zefon era in testa alla lunga processione col suo grande crocifisso. Le fanciulle bianco vestite precedevano la bella immagine della Madonna. Pre’ Florio volle che la Madre di Consolazione passasse per le vie delle tre borgate del paese: Laipacco, Cleulis e Placcis, prima che venisse portata alla Chiesa. Fu così che la processione infilò la strada (ora carrozzabile) detta un tempo “da volta”, per girare a sinistra all’altezza “dal forn”, ove un tempo vi era uno stavolo di Pieri Sfrain per passare su alla casa di Pauli da Tula, da Cavol, di Toni Tooni, dal Puti e su attraverso la piazza di Laipacco, per poi passare su dalla casa di Neel di Lino, di Cech, di Ghiso, da Pacaia e poi salire su il Pecol e raggiungere la piazza di Cleulis e poi via alla piazza del tiglio di Placcis e ritornare per la stessa via di Faeit fino alla chiesa. L’imponente processione nella sua marcia con la Madre di Dio, che sovrastava dolcemente la lunghissima fila di popolo orante, era accompagnata dai componons e dai formidabili spari dei mortaretti del nostro tanto beneamato Cech. Commoventissimo il canto delle litanie della Madonna, sotto la guida di Luzia da Savorin che, con la sua ben modulata e altissima voce di soprano, pareva volesse strappare alla Vergine Santa la consolazione per la gente della nostra valle di lacrime. Cara Lucia Puntel, tu, ora non ci sei più! Ma la tua stupenda voce non si è spenta e continua a vibrare nell’infinità dello spazio sino alla consumazione dei secoli! Regina Consolationis, ora pro nobis!

Particolare importante: ove passava la processione con la Madonna, vidi donne molto vecchie che inginocchiate in un punto della via, ai margini della strada, avevano le braccia tese verso la Vergine con le mani giunte ed invocavano piangendo il suo aiuto. Povere donne; fecero piangere anche me! La statua in chiesa rimase esposta sino all’ottavo giorno dopo la festa del I° novembre e poi venne collocata nella nicchia del bel altare preparato dal caro artista Toni Toniz. Nei giorni che precedettero il 21 novembre, venne indetta una novena alla Regina di Consolazione. La chiesa era sempre affollatissima! Per i fanciulli i preti non avevano troppo tempo per udire le confessioni. Vi erano troppi adulti da confessare! Troppi adolescenti da ascoltare!

E venne, finalmente, la vigilia, salutata dai componons e nel pomeriggio da un vespero solenne e dallo sparo dei mortaretti. I cleuliani erano davvero rapiti in estasi. A quel tempo suonavano anche il De Profundis e le campane chiusero il concerto della vigilia quando erano già calate le tenebre; in altre parole l’ultimo componon venne fatto sentire dopo che la campana maggiore suonò a distesa l’ora della preghiera per i defunti. Finalmente, eccoci al 21 novembre! Eccoci alla grande giornata della prima festa della Regina di Consolazione! Il paese era rigurgitante di forestieri. Le osterie del paese erano affollatissime! Tutto era in fermento! L’attesa era grandissima! I componons salutarono l’alba della suggestiva giornata dedicata alla Madre di Dio, insieme agli spari dei mortaretti, che rimandavano l’eco dalla ventata dei monti della valle. Il sagrato della chiesa era pieno zeppo di persone, particolarmente di emigranti rimpatriati ed anche di forestieri. Il fumo dei sigari e delle sigarette si confondeva nell’aria e quel profumo insolito contribuiva a mettere in risalto l’importanza della festività.

Fecero atto di presenza diversi sacerdoti, con alla testa il Pievano di Paluzza ed il Prevosto di Zuglio, con le sue calze rosse, che celebrò la messa assistito da Pre’ Florio e da un altro prete di cui non ricordo il nome. Pre’ Florio doveva fungere da diacono perché fu lui a cantare il Vangelo con le sua meravigliosa e potentissima voce, tonante, che rimbombava solenne nella chiesa gremita di popolazione. Numerose persone seguirono lo svolgersi delle imponenti cerimonie stando sul sagrato della chiesa, perché nell’interno non c’era più posto. Io, Ferdinando, ero tra i chierichetti insieme al mio carissimo amico e compagno Umberto Puntel Surizi, morto da coscritto nel 1913. Ricordo anche il mio amico e coetaneo, Fortunato Puntel Toti, morto subito dopo la guerra, nonché Osvaldo Puntel (Din di Nelon), morto in Pal Piccolo nel corso della guerra 1915-‘18. Eccoci al culmine dell’incruento sacrificio! Eccoci all’Elevazione! La campana salutò l’uomo-Dio, scatenando da Cech un finimondo coi suoi mortaretti. La chiesa vibrò più volte. La statua della Vergine venne portata in processione subito dopo il Vespero solenne. L’interminabile corteo andò formandosi fuori dalla chiesa e non finiva più di snodarsi. L’itinerario della processione fu: piazza di Cleulis, piazza del tiglio di Placcis e ritorno alla chiesa per la stessa via di Faeit. I bellissimi canti liturgici dei sacerdoti e dei cantori e le sommesse voci delle donne anziane che recitavano il Santo Rosario, si confondevano nell’aria con le litanie della Madonna cantate con tanta effusione e misticismo dalle nostre giovani donne e ragazze, sempre guidate da Luzia da Savorin che, con la sua meravigliosa voce, saliva in cielo sino al Trono della Madre di Dio. Ogni passo delle litanie veniva intercalato dall’attributo speciale, vale a dire dal titolo sotto il quale la Madonna veniva onorata: «Regina Consolationis, ora pro nobis!».

Superfluo dire che i componons, il suono della singola campana di Placcis e gli spari dei mortaretti accompagnarono la processione sino al suo ritorno in chiesa. Mio padre che era il primo cameraro, avrebbe dovuto arrivare a casa la vigilia della grande festa per portare la torcia nel corso delle cerimonie, invece a causa di contrattempi e ritardi dei treni le coincidenze gli mancarono e giunse perciò in Laipacco la sera del gran giorno 21, mentre i cantori consumavano la merenda, tradizionale per le cameranze, nella stessa stanza di mio nonno Picot ove la Madonna rimase sul forno per circa tre mesi. Quando mio padre entrò, i cantori scattarono in piedi e corsero ad abbracciarlo. Poi dopo un “evviva” col bicchiere di vino al primo cameraro della Regina di Consolazione, tutti insieme cantarono il Magnificat in tono solenne. Così si chiuse la più grande e commovente festa cleuliana di quei tempi beati e densi di fede cristiana.

Giobatta Primus Crovat e Lucia Maieron Picotina

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Mio padre, sofferente per circa due anni di paralisi progressiva, morì il 20 novembre 1932, cioè la vigilia della Madonna di Crovatut (soprannome di mio padre) e fu sul letto di morte, nella camera ardente, tutto il giorno 21; giorno della Festa della Regina di Consolazione. Difatti sia alla vigilia del gran giorno, che il giorno della festività, dopo i componons in onore della Madonna, suonarono le campane a distesa (las parias) per l’anima di mio padre, fondatore della Festa ed ideatore del titolo.

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Mio padre ebbe in regalo dai francescani di Lienz, le statue di Gesù orante nell’orto e dell’angelo insediate nella cappella di Placcis, nonché i due grandi angeli, un tempo ai lati dell’altar maggiore nella chiesa di Cleulis, ed ora su in alto (troppo in alto) tra il coro e la navata sempre nella chiesa di Sant’Osvaldo di Cleulis.

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Mio padre, attraverso la benedizione della nuova statua della Madonna, capì che il titolo di “Regina Consolationis” sarebbe stato cambiato in quello di “Salus Infirmorum”. Per quanto il nuovo titolo gli piacesse, tuttavia, con due grosse lagrime che gli brillavano negli occhi, disse: «Ora non più Regina Consolationis, perché la Madonna di Weiler rimarrà imprigionata nell’altare!».

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La statua della Madonna venne portata processionalmente a Cleulis la domenica del 5 novembre 1905.

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La statuetta originale nella nicchia dell’altare della Cappella di Placcis (Madonna del Santo Rosario) venne portata da mio padre dalla Baviera da un paese non tanto distante da Weiler, chiamato Wangen. Anche il quadro sovrastante la nicchia dell’altare di Placcis (che potrebbe chiamarsi Pala) fu un regalo di mio padre.

 

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