La Cappella di Placcis

Nel 1874 un violento incendio distrusse l’abitato di Cleulis. Allora si è incominciato a costruire nell’attuale borgo di Placcis e anche il nuovo borgo si è premurato di costruirsi una cappella con un piccolo campanile e di collocare nel centro della piazzetta un tiglio a simboleggiare l’unione delle famiglie della borgata. E’ da ricordare che tale cappella è stata costruita nell’anno 1898 ed è dedicata a Gesù nell’Orto degli Ulivi in quanto all’interno ospita  le immagini del Gesù orante e dell’Angelo portate da Lienz da Giovanni Primus Crovat. La cappella è stata costruita sul terreno della famiglia Micul e Osvaldo Micolino soprannominato Micul (1864-1948) ha piantato, quando era un ragazzo, quel possente tiglio che ammiriamo oggi.

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La Cappella di san Giuseppe in Laipacco

Laipacco, una borgata sorta a cominciare dall’anno 1836, dopo la famosa valanga, si era costruita due mainas: quella dei Shatis e quella di S. Giuseppe della famiglia Maieron Pacaia. Esattamente 50 anni fa (nel 1961 [1]) su iniziativa del compianto don Franco, la borgata all’unanimità ha risposto all’appello e ha costruito una nuova cappella accanto a quella antica di san Giuseppe, l’ha dotata di un piccolo campanile a vela dove, nel 1964 ha trovato posto una campanella che oggi fa sentire il suo suono argentino nei funerali; all’interno la statua di san Giuseppe opera di un buon artista di Artegna. Tale cappella è stata costruita però sulla proprietà di Pio Puntel Cristof, emigrato negli Stati Uniti, senza l’accortezza di acquistare prima il fondo. Il proprietario in seguito ha venduto a Delfino Puntel Ninai sia la casa che il fondo adiacente  e dunque la cappella è passata in proprietà al nuovo acquirente. Dopo più di 50 anni quest’anno, grazie al lavoro dei volontari (in particolare Antonio Puntel) la cappella è stata rimessa a nuovo, con importanti opere di manutenzione e di abbellimento.

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La Cappella di Malga Promosio (Pramosio)

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La Cappella sul Cuel da Mude

Al 1992 risale questa bella cappella, voluta dal Gruppo Alpini di Cleulis e dedicata a san Osvaldo. All’epoca, la sua dedicazione fu suggerita dal compaesano Flavio Puntel, che notava come nel nostro paese, caso assai singolare, non esistesse alcuna cappella intitolata al nostro santo patrono. Alla sua costruzione concorsero numerose persone, alpini e non. La terza settimana del mese di agosto, qui si tiene l’annuale raduno del Gruppo.

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Quasi dirimpetto si trova la maine dedicata a san Antonio da Padova. Il piccolo manufatto è stata qui posto a protezione del paese contro le valanghe; proprio in questo luogo infatti, agli inizi degli anni Cinquanta, si arrestò (quasi un miracolo) un’enorme slavina.

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La Cappella di Ramazzaso

La località è raggiungibile solamente a piedi percorrendo un antichissimo sentiero d’origine romana, che si snoda lungo una natura ancora incontaminata fra boschi d’alto fusto (abeti e faggi) e ruscelli. Accanto agli edifici di abitazione, si trova questa  piccola cappella dedicata alla Madonna del Viandante (la strada era usata dai cramârs) con altare e statua lignea databile a metà dell’800.

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Ancone e capitelli

Numerose lungo i sentieri e per le strade del paese sono le testimonianze di fede e devozione dei nostri avi. Ancone, capitelli e crocifissi punteggiano qua e là il paesaggio, testimonianza silente del rapporto forte degli abitanti con la chiesa e la religione, che ne connotano l’identità.

Il Crist dal Puint

Merita un accenno particolare questo crocifisso posto dopo il ponte all’ “entrata” del paese. Il crocifisso, datato 1947, è stato posto a imperitura memoria delle vittime dell’eccidio di malga Promosio (Pramosio) e a pacificazione. L’iscrizione sulla cornice dice: “Dut intor l’è vieli e rustic, dut misteri, dut amôr, e la pâs regna sovrana presidiada dal Signôr“.

Crist dal Puint

Don Carlo Primus: “i nostri vecchi àn volût meti da cjâf dal puint il Crist in crous” per benedire, proteggere; per rincuorare e rammentare a quanti si allontanano dal paese che la vita è per tutti, dovunque si vada, fatta più di sofferenze che di gioie, più di rinunce che di conquiste.

 

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