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Percorsi

Percorsi

Placcis – Cuel da Muda – Ramontan e ritorno

Partenza: Cleulis alto – borgo di Placcis

Tempo di percorrenza: 0,55 minuti circa

Lunghezza: km 2,5 circa

Dislivello: 230 m

Difficoltà: percorso turistico con alcuni tratti in pendenza

La partenza avviene dalla piazzetta di Placcis, su cui svetta il maestoso tiglio, prendendo sulla sinistra della Cappella dedicata a Gesù nell’orto, la stradina che si inerpica verso il bosco. Alla prima biforcazione si prosegue a sinistra sull’acciotolato, delimitato da muri laterali a secco, che si addentra con una forte pendenza tra prati oramai colonizzati dai noccioli e ci si inerpica tra le fronde dei faggi. Dopo una decina di minuti l’acciottolato termina e il sentiero diventa di terra battuta. Si prosegue tenendo la destra per pochi minuti per sbucare sulla larga pista forestale che mena al Cuel da Muda.

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Qui il bosco diviene prevalentemente pecceta, che proseguendo divengono faggi. Godendo della pace e del silenzio, favoriti della facilità del percorso da seguire, si sbuca direttamente sullo spiazzo del Cuel da Muda sul limitare del Bosco Bandito di Cleulis. Luogo di pace e tranquillità, merita sedersi sulla panchina di legno e godere per cinque minuti del silenzio del bosco, osservando i magnifici faggi, la cappelletta costruita degli alpini dedicata a san Osvaldo patrono del paese, ascoltando il cinguettio degli uccelli e magari lo stridio del falco pellegrino. Dirimpetto alla cappella di san Osvaldo, si trova un capitello votivo dedicato a san Antonio di Padova, ex voto del 1951, quando un enorme slavina di neve discendendo dal monte Zoufplan si arrestò in questo luogo e il paese sottostante scampò da un’immensa sciagura. Di qui, prendere il sentiero che scende con forte pendenza verso il paese. Nei mesi autunnali si consiglia prudenza nel percorrerlo per il fondo scivoloso dovuto al fogliame che lo ricopre. Attorno a noi si dipana il suggestivo fascino della faggeta del Bosco Bandito; 18 ettari di faggi secolari posti a difesa del paese a partire dal 1836, anno di una disastrosa valanga che colpì Cleulis. Un bosco ove la luce del sole filtra a fatica, la folta chioma degli alberi fa si che il bosco sia pulito, privo di arbusti, ma dal fascino incantato [1]. Arrivando sopra il paese, si incontrano suggestivi fienili che raccontano la vita e il lavoro di un tempo, la fatica degli uomini che ci hanno preceduto, l’amore per la terra. Il sentiero prosegue diritto, scendendo ripido tra gli stavoli e i campicelli di località Ramontan, per sbucare In som la Vila, le prime case del borgo più antico del paese.

Di fronte a noi, la ferita delle Muse sull’altro versante della valle. Scendiamo lungo la strada tra le case del paese, tenendo sempre la sinistra, e sbucando davanti al sagrato della chiesa di san Osvaldo. Poi, proseguendo a sinistra lungo via san Osvaldo torniamo al punto di partenza.

Cleulis – Raut – Ramazzaso

Partenza: Cleulis

Tempo di percorrenza: 40 minuti circa

Sentiero CAI 161

Punto di partenza di questo itinerario è la Chiesa di san Osvaldo, situata nel cuore del borgo di Cleulis. Giunti al parcheggio sottostante la chiesa, raggiungerla, quindi incamminarsi lungo via sant’Osvaldo, lasciando la chiesa sulla destra. Al primo incrocio, svoltare a sinistra e proseguire seguendo la via asfaltata verso località Raut. Appena giunti nella località, caratterizzata da begli stavoli recentemente ristrutturati, lasciando la strada asfaltata, imboccherete un sentiero sulla sinistra seguendo l’indicazione ben visibile per Ramazzaso, dai Cleuliani chiamata la strada par Lavacoz. Il percorso prosegue e dalla faggeta si passa, ma man che si prosegue, a un bosco a carattere misto (faggi, noccioli, tigli selvatici, querce, ontani…). La zona è ricca di acque e vi sono diverse sorgenti e ruscelli, quali il Riu Aracli e poi le sorgenti della località Fontanuces e infine il Riu di Valacoz. Qui il bosco si apre, lasciando spazio ad un’ampia radura e ai casolari e alla maina di Coico, completamente ristrutturati di Ramazzaso.

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Fino a non molti decenni fa, qui terminava il percorso della seconda rogazione. Il percorso è ricco di erbe aromatiche e commestibili come la acetosella maggiore. Chi volesse proseguire può farlo, seguendo il percorso che si sviluppa su un fondo lastricato con una staccionata di protezione che, poi, lascia il posto a muri laterali a secco; si incontrano diversi fienili ristrutturati e baite e tutta l’area è ben curata. Questo percorso si sovrappone per un buon tratto al sentiero CAI 161 che da Cercivento porta al passo di Monte Croce Carnico (colori rosso e bianco). Alla fine del sentiero si trova ben indicata la via che porta all’agriturismo Bosco di Museis, strada agevole e percorribile senza difficoltà da tutti. Proseguendo si giunge in località Enfretors. Nell’ultimo tratto si può scorgere sul colle di san Daniele, la Torate, antica torre di vedetta. Si sbuca sulla SS52bis che porta in Austria.

Raut – Val Castellana e ritorno

Partenza: località Raut

Tempo di percorrenza: ore 1.00 circa

Lunghezza: km 1,800 circa

Dislivello: 200 m

Difficoltà: percorso con tratti di accentuata pendenza

Punto di partenza è località Raut, raggiungibile prendendo via Sant’Osvaldo, oltrepassando la chiesa e , al primo bivio, svoltando a sinistra su una comoda strada asfaltata. Proseguiamo per un buon tratto godendo del panorama che il percorso offre sul paese. Giungiamo in Cuel das Cidulas, località identificabile da una piccola ancona posta sul lato destro della strada; di faccia alcuni fienili ristrutturati e un ampio spiazzo falciato (località Rincincon).

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Continuiamo sempre diritti per giungere in un’ampia radura punteggiata da diversi stavoli e chalet, seguiamo sempre la strada asfaltata, lasciando sulla sinistra il bivio che indica località Ramazzaso, fino a raggiungere a una minuscola piazzola di sosta dove la strada finisce e dobbiamo prendere il sentiero che si inerpica verso il bosco.  Il percorso, che si snoda tra i latifoglie, diviene ora più ripido e impegnativo, tanto da aver preso il nome di il calvari (il Calvario). ricordiamo che questo tragitto non molti decenni fa veniva percorso con slitte (louza) per il trasporto del fieno e del legname a valle, inoltre Val Castellana era una malga e di qui passavano anche gli animali che vi si recavano. Proseguendo si incontrano alcuni fienili che ci segnalano i luoghi che oltrepassiamo: Palût e Prà Piçul. Tra le due località due rigagnoli di acqua identificano la località Fontanas. Il sentiero si snoda sempre ben visibile ma, soprattutto durante la stagione autunnale, si invita a prestare attenzione al fondo reso scivoloso dal fogliame (frindei). Ancora visibile, anche se oramai in abbandono, lo stavolo di Prafermous, a indicare l’ultimo tratto prima di arrivare nella spiazzo di Val Castellana. Qui la vegetazione arborea cede il passo ad un ampio spiazzo. Proseguendo in linea retta verso il Monte Zoufplan si giunge a quel che resta dell’antica casera e delle logge per le capre. Chi volesse può proseguire e prendere la strada ancora lastricata che porta in Zoufplan. Da notare che la zona, durante la Grande Guerra, aveva conosciuto un intenso lavorio militare con lo sviluppo della strada, scavo di grotte e trinceramenti. Di quassù infatti si dominava la vallata, ancor di più allora, per la mancanza di vegetazione.

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